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Antonio Bergo
Watch Expert
Luglio 2022

1953

Ci sono anni ricchi e interessanti per gli storici, e anni in cui succedono pochi eventi ma degni di nota. Nell’anno di cui voglio parlarvi, sono accadute poche cose ma importanti.
 
Muore Stalin, finisce la guerra in Corea, i biologi Watson e Crick scoprono la struttura a doppia elica del DNA. Elvis Presley incide il suo primo disco, il neozelandese Edmund Hilary e lo sherpa Tenzing Nogary scalano l’Everest. Beh, vi sembra poco?
 
Ma nel mondo dell’orologeria, vi chiederete? Succede molto.
 
Proprio la scalata della montagna più alta del mondo, offre argomenti interessanti. Hilary e Norgay salgono entrambi con un orologio al polso, strumento importante anche per stabilire la durata della bombola di ossigeno, un errore nel calcolo poteva costare la vita, visto che all’epoca si riteneva che fosse impossibile superare gli 8000 metri senza di esse.

Ma mentre non ci sono dubbi su cosa indossasse lo sherpa, un Rolex Oyster Perpetual appositamente creato, orologio in dotazione a quasi tutti i componenti della spedizione, al polso del neozelandese pare ci fosse un segnatempo di un marchio inglese, uno Smiths.
 
Marchio oggi conosciuto da pochi appassionati. Nasce nel 1851 come produttore di orologi da tasca, verso gli anni venti diversifica la sua produzione introducendo, prima, una linea di contachilometri per auto e poi fornendo attrezzature per l’aviazione e l’esercito inglese. Questa produzione permette alla Smiths di testare strumenti più robusti e resistenti, riservati fino a quel momento solo ai militari. L’idea di dotare Hilary di uno di questi, permise di allargare il campo di utilizzo.

Ovviamente entrambi le aziende pubblicizzano l’evento. L’azienda inglese lancerà una linea che chiamerà “Everest”, mentre Rolex registra il marchio “Explorer”. Tale nome identificherà la produzione di orologi più robusti e quindi adatti ad un uso sportivo.
 
Perché tanto clamore per la prestazione sì degli alpinisti ma anche degli orologi? Presto detto.
 
All’epoca gli orologi non erano ancora quei meravigliosi e, soprattutto, robustissimi compagni delle nostre avventure in terreni estremi. Le casse non erano sovradimensionate come oggi, i vetri erano di plastica, (certo speciale, ma sempre di plastica), le guarnizioni, e quindi l’impermeabilità, ancora poco affidabili.
 
Gli orologi al polso degli alpinisti dell’Everest, erano praticamente dei prototipi, che analizzati e studiati dopo l’avventura himalayana, permisero alle due case di costruire strumenti migliori per quello scopo. La linea Explorer esiste ancora (io ne indosso uno), mentre la Smiths è stata, purtroppo come molte altre, spazzata via dal ciclone quarzo.
 
Nello stesso anno Rolex (azienda che non devo certo presentarvi), stava sviluppando ricerche anche in un altro ambito, le profondità marine. Nel 1953 l’azienda avvia sperimentazioni e test per un orologio che potesse accompagnare i subacquei nelle loro immersioni. Le prove danno risultati positivi, per cui si decide di costruire un orologio con quelle caratteristiche che sono diventate universali.

Una cassa massiccia, una corona più grossa del normale (bisognava fosse possibile usarla anche con i guanti), quadrante nero, lancette importanti e, come gli indici, luminescenti per essere visti anche in condizioni di luce scarsa. Una ghiera girevole per aiutare i sub a calcolare più agevolmente i tempi di decompressione. Nasceva l’immagine dell’orologio sportivo come lo intendiamo ancora oggi.
 
L’anno dopo Rolex presenterà alla fiera di Basilea il modello “Submariner” dando anche a questo modello un nome e, di conseguenza, creando una nuova famiglia che con l’Explorer creerà quel filone che oggi chiamiamo “Professionali”.

Nello stesso anno un’altra azienda si dedica alla costruzione di un orologio per subacquei. La Blancpain, su sollecitazione della Marina francese, crea il modello “Fifty Fathoms” che per i primi anni sarà riservato solo per gli incursori francesi e, visto la bontà del prodotto, molto presto adottato anche da altre nazioni.
 
Le caratteristiche tecniche sono simili al Submariner, (cassa robusta, ghiera girevole, quadrante nero, lancette e indici molto visibili) ma esteticamente diverse. E’ chiaro che entrambi le aziende hanno sperimentato e costruito due bellissimi esempi di professionali, arrivando a scegliere le caratteristiche migliori da adottare per chi li avrebbe impiegati.

E gli altri?
 
Patek Philippe presenta la referenza 2526, primo modello automatico da polso della casa. E’ un automatico molto raffinato perché monta una massa oscillante in oro, poi perché ricarica in entrambi le direzioni. Il fondello è avvitato, garantendo cosi anche una maggiore protezione agli agenti esterni.
 
Un’altra Maison presenta un modello che è destinato a diventare un classico: è il “Chronomètre Royal” di Vacheron Constantin, il primo modello che abbina un certificato cronometrico al Punzone di Ginevra. Movimento a carica manuale, 18.000 alternanze ora, spirale Breguet, 18 rubini e un dispositivo che permette, estraendo la corona, di bloccare la lancetta dei secondi per sincronizzare l’orologio con il segnale orario. Altri tempi.
 
Non poco per il periodo dove nascevano e si presentavano molti meno modelli di oggi. I tempi erano più dilatati, non c’erano ancora i computer che aiutavano gli ingegneri progettisti e tutto o quasi si doveva testare, provare, affinare per tempi decisamente più lunghi di oggi.
 
Un altro motivo per cui mi piace definire il 1953 un anno interessante, è che ci sono nato io e questo fatto lo eleva a molto interessante.

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